Mittwoch, 19. Oktober 2016

Interessensgruppe der "Geschädigten der Banken und Gerichte" in Südtirol fordert öffentliche Verhandlungen und Einhaltung der Europäischen Menschenrechtscharta.


Der Sprecher des vor wenigen Tagen der Öffentlichkeit vorgestellten Bündnisses GeBaG-DaBaT, Thomas Sigmund, fordert die Richter am Landesgericht Bozen auf ab sofort Verhandlungen im Zivilbereich öffentlich zu führen. Die derzeitige Praxis, so Sigmund, zivilrechtliche Verhandlung unter Ausschluss der Öffentlichkeit im Richterzimmer (Büro des Richters) zu führen, verstößt klar gegen den Artikel 6 (Recht auf ein faires Verfahren) der Europäischen Menschenrechtskonvention. Der Artikel 6 legt fest, dass "jede Person ein Recht darauf hat, dass über Streitigkeiten in Bezug auf ihre zivilrechtlichen Ansprüche und Verpflichtungen (…) von einem unabhängigen und unparteiischen, auf Gesetz beruhenden Gericht in einem fairen Verfahren, öffentlich und innerhalb angemessener Frist verhandelt wird." Laut Sigmund, kann die Öffentlichkeit jedoch während des ganzen oder eines Teiles des Verfahrens ausgeschlossen werden, wenn dies im Interesse der Moral, der öffentlichen Ordnung oder der nationalen Sicherheit in einer demokratischen Gesellschaft liegt, wenn die Interessen von Jugendlichen oder der Schutz des Privatlebens der Prozessparteien es verlangen oder – soweit das Gericht es für unbedingt erforderlich hält – wenn unter besonderen Umständen eine öffentliche Verhandlung die Interessen der Rechtspflege beeinträchtigen würde. Diese Ausschlussgründe, so Sigmund, würden in den meisten zivilen Streitigkeiten nicht zutreffen. Schon gar nicht betreffen die Ausschlussgründe Exekutionsverfahren von Liegenschaften, deren Versteigerung ohnehin öffentlich beworben wird. Dennoch wird am Landesgericht Bozen unter Ausschluss der Öffentlichkeit "privat" verhandelt. Die ständige Verletzung dieses geltenden europäischen Menschenrechtes führt sogar dazu, dass entsprechende zivilrechtliche Entscheidungen – wenn Sie erfolgreich angefochten werden – ihre Wirksamkeit und Gültigkeit verlieren könnten. Problematisch wird diese Situation für die Richter selbst, denn mit der Einführung des Gesetzes Nr. 18 vom 27.02.2015 sind die Richter und Richterinnen selbst zivilrechtlich für ihre Entscheidungen verantwortlich. In diesem Zusammenhang regelrecht fatal ist auch, dass sogenannte "Beschwerdeverhandlungen" (ital. "reclami"), also das vom Gesetz vorgesehene Rechtsmittel der Anfechtung einer richterlichen Verfügung (z.B. die Verordnung des Instruktionsrichters, welcher das Erlöschen des Verfahrens erklärt), nicht von einem nächsthöheren Gerichtsgrad (Oberlandesgericht) überprüft werden. Solche Beschwerdeverhandlungen verlassen in Bozen nie das Landesgericht und werden in nicht öffentlicher Sitzung von einem Kollegium bestehend aus drei Richtern überprüft, welche sich aus Richtern der eigenen Strafkammer zusammensetzen. In diesem Sinne überprüfen die Richter desselben Landesgerichtes die Entscheidungen ihrer Kollegen im selben Gerichtsstand. Nachdem es in Bozen keinen regulären nationalen Richterwechsel gibt, treffen in einigen dokumentierten Fällen sogar ehemalige Zivilrichter, welche mittlerweile in die Strafkammer gewechselt sind, in Beschwerdeverfahren wieder auf Verfahren, welche sie bereits als Zivilrichter entschieden haben. Abgesehen davon, dass auch diese Überprüfung unter Ausschluss der Öffentlichkeit erfolgt, verstößt diese Praxis klar gegen europäisches Menschenrecht, welches vorsieht, dass Gerichte unparteiisch und unabhängig sein müssen. Diese Unparteilichkeit und Unabhängigkeit, so Sigmund abschließend, sei am Landesgericht Bozen nicht gegeben. GeBaG-DaBaT sammelt derzeit sämtliche Fehlentscheidungen der Südtiroler Richterschaft und bereitet mit verschiedenen Fachanwälten Klagen vor der Europäischen Gerichtsbarkeit vor, um garantierte geltende Europäische Menschenrechte durch- und umzusetzen. Interessierte und Betroffene in der Bevölkerungen, welche ähnliche schlechte Erfahrungen mit der Bozner Gerichtsbarkeit gemacht haben, können sich sofort an folgende Kontaktadresse wenden: gebag-dabat@hotmail.com

GeBaG: In Bozen in Zivilverhandlungen öffentliche Sitzungen gefordert

Il gruppo d’interessi dei “Danneggiati da Banche e Tribunali” in Alto Adige chiede udienze pubbliche e il rispetto della Carta Europea dei Diritti dell'Uomo.


Thomas Sigmund, il portavoce dell’alleanza GeBaG-DaBaT, presentata alcuni giorni fa al pubblico, chiede che i giudici del Tribunale di Bolzano d’ora in poi conducano i procedimenti civili in udienze pubbliche. L’attuale prassi di condurre procedimenti civili a porte chiuse ovvero nella cosiddetta “Camera di consiglio”, che di regola null’altro è che l’ufficio del giudice, viola chiaramente - prosegue il portavoce dell’alleanza dei Danneggiati Sigmund - l'articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo sul diritto ad un equo processo. L'articolo 6 della Convenzione stabilisce infatti che, “ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge, il quale sia chiamato a pronunciarsi sulle controversie sui suoi diritti e doveri di carattere civile (…)”. Secondo Sigmund, l’accesso alla sala d’udienza può essere vietato al pubblico durante tutto o parte del processo nell’interesse della morale, dell’ordine pubblico o della sicurezza nazionale in una società democratica, quando lo esigono gli interessi dei minori o la protezione della vita privata delle parti in causa, o, nella misura giudicata strettamente necessaria dal tribunale, quando in circostanze speciali la pubblicità possa portare pregiudizio agli interessi della giustizia. Ma queste speciali eccezioni – fa notare Sigmund – non sussistono per la maggior parte delle controversie civili, in particolare non sussistono, e non devono certo sussistere, nei procedimenti di esecuzione immobiliari che sono pubblicamente reclamizzate quando si giunge alla vendita all’asta. Il Tribunale di Bolzano tuttavia tiene tutte queste udienze a porte chiuse e pertanto in un modo "privato". La costante violazione dei diritti dell’uomo previsti dalla Convenzione Europea fa sì che le relative decisioni civili, qualora impugnati con successo presso le Corti di Giustizia competenti, potrebbero perdere di efficacia e validità giuridica. In questo caso un problema per gli stessi giudici che con l'introduzione della Legge 27 febbraio 2015 n. 18 sono civilmente responsabili delle proprie decisioni. In questa situazione risulta fatale il fatto che, ad esempio, i cosiddetti "reclami" (ossia il mezzo di impugnazione previsto dalla legge in via generale contro i provvedimenti giurisdizionali diversi dalla sentenza, fra i quali l’ordinanza del giudice istruttore che dichiara l’estinzione del processo) non vengono verificati da alcun Tribunale di secondo grado (Corte d'Appello). A Bolzano le udienze di verifica del provvedimento di un precedente giudice non lasciano mai il Tribunale che ha preso la decisione, ma vengono verificate in Camera di consiglio, in composizione collegiale di tre giudici provenienti dalla camera penale dello stesso Tribunale. In questo modo, però, sono sempre giudici dello stesso Tribunale a verificare le decisioni dei loro colleghi nella stessa giurisdizione. Poiché a Bolzano, a causa della particolarità della provincia, non esiste alcun cambio di giudici, è già successo, in alcuni casi documentati, che giudici civili, divenuti nel frattempo giudici penali, si siano trovati a decidere in procedimenti di reclamo su provvedimenti che loro stessi avevano adottato come giudici civili. A prescindere dal fatto che anche questo riesame si svolge a porte chiuse, non si può evitare di evidenziare come questa pratica violi palesemente i diritti dell'uomo in vigore in fatto di imparzialità ed indipendenza dei Tribunali. Imparzialità ed indipendenza assolutamente non garantite dal Tribunale di Bolzano, dichiara Sigmund. GeBaG-DaBaT sta attualmente raccogliendo tutte le decisioni sbagliate della magistratura altoatesina e, con l’assistenza di avvocati specializzati, si prepara a diverse cause davanti alle Corti di Giustizia europee nell’intento di far rispettare i diritti dell’uomo sanciti nella Convenzione Europea. Gli interessati, colpiti da simili esperienze negative con il Tribunale di Bolzano, hanno la possibilità di mettersi in contatto con il gruppo di interesse utilizzando il seguente indirizzo di posta elettronica: gebag-dabat@hotmail.com

DaBaT: Chiesto a Bolzano udienze pubbliche nel civile






Il gruppo d’interessi dei “Danneggiati da Banche e Tribunali” in Alto Adige chiede udienze pubbliche e il rispetto della Carta Europea dei Diritti dell'Uomo.


Thomas Sigmund, il portavoce dell’alleanza GeBaG-DaBaT, presentata alcuni giorni fa al pubblico, chiede che i giudici del Tribunale di Bolzano d’ora in poi conducano i procedimenti civili in udienze pubbliche. L’attuale prassi di condurre procedimenti civili a porte chiuse ovvero nella cosiddetta “Camera di consiglio”, che di regola null’altro è che l’ufficio del giudice, viola chiaramente - prosegue il portavoce dell’alleanza dei Danneggiati Sigmund - l'articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo sul diritto ad un equo processo. L'articolo 6 della Convenzione stabilisce infatti che, “ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge, il quale sia chiamato a pronunciarsi sulle controversie sui suoi diritti e doveri di carattere civile (…)”. Secondo Sigmund, l’accesso alla sala d’udienza può essere vietato al pubblico durante tutto o parte del processo nell’interesse della morale, dell’ordine pubblico o della sicurezza nazionale in una società democratica, quando lo esigono gli interessi dei minori o la protezione della vita privata delle parti in causa, o, nella misura giudicata strettamente necessaria dal tribunale, quando in circostanze speciali la pubblicità possa portare pregiudizio agli interessi della giustizia. Ma queste speciali eccezioni – fa notare Sigmund – non sussistono per la maggior parte delle controversie civili, in particolare non sussistono, e non devono certo sussistere, nei procedimenti di esecuzione immobiliari che sono pubblicamente reclamizzate quando si giunge alla vendita all’asta. Il Tribunale di Bolzano tuttavia tiene tutte queste udienze a porte chiuse e pertanto in un modo "privato". La costante violazione dei diritti dell’uomo previsti dalla Convenzione Europea fa sì che le relative decisioni civili, qualora impugnati con successo presso le Corti di Giustizia competenti, potrebbero perdere di efficacia e validità giuridica. In questo caso un problema per gli stessi giudici che con l'introduzione della Legge 27 febbraio 2015 n. 18 sono civilmente responsabili delle proprie decisioni.

In questa situazione risulta fatale il fatto che, ad esempio, i cosiddetti "reclami" (ossia il mezzo di impugnazione previsto dalla legge in via generale contro i provvedimenti giurisdizionali diversi dalla sentenza, fra i quali l’ordinanza del giudice istruttore che dichiara l’estinzione del processo) non vengono verificati da alcun Tribunale di secondo grado (Corte d'Appello). A Bolzano le udienze di verifica del provvedimento di un precedente giudice non lasciano mai il Tribunale che ha preso la decisione, ma vengono verificate in Camera di consiglio, in composizione collegiale di tre giudici provenienti dalla camera penale dello stesso Tribunale. In questo modo, però, sono sempre giudici dello stesso Tribunale a verificare le decisioni dei loro colleghi nella stessa giurisdizione. Poiché a Bolzano, a causa della particolarità della provincia, non esiste alcun cambio di giudici, è già successo, in alcuni casi documentati, che giudici civili, divenuti nel frattempo giudici penali, si siano trovati a decidere in procedimenti di reclamo su provvedimenti che loro stessi avevano adottato come giudici civili. A prescindere dal fatto che anche questo riesame si svolge a porte chiuse, non si può evitare di evidenziare come questa pratica violi palesemente i diritti dell'uomo in vigore in fatto di imparzialità ed indipendenza dei Tribunali. Imparzialità ed indipendenza assolutamente non garantite dal Tribunale di Bolzano, dichiara Sigmund.

 

GeBaG-DaBaT sta attualmente raccogliendo tutte le decisioni sbagliate della magistratura altoatesina e, con l’assistenza di avvocati specializzati, si prepara a diverse cause davanti alle Corti di Giustizia europee nell’intento di far rispettare i diritti dell’uomo sanciti nella Convenzione Europea. Gli interessati, colpiti da simili esperienze negative con il Tribunale di Bolzano, hanno la possibilità di mettersi in contatto con il gruppo di interesse utilizzando il seguente indirizzo di posta elettronica: gebag-dabat@hotmail.com
DaBaT: Chiesto a Bolzano udienze pubbliche nel civile

Samstag, 8. Oktober 2016

Gemeinsam gegen Unrecht durch Banken und Gerichte. Neue Interessensgemeinschaft in Südtirol gegründet.



Geschädigte von Banken und falschen oder nachteiligen Gerichtsentscheidungen in Südtirol haben nun eine eigene Anlaufstelle und Plattform. Die Interessensgemeinschaft "GeBaG-DaBaT" steht als Abkürzung für "Geschädigte der Banken und Gerichte" und kann von allen Menschen in Anspruch genommen werden, welche sich als Geschädigte der Geldinstitute und der Gerichtbarkeit ansehen. Die Plattform hilft durch gemeinsame Beratung und Informationsaustausch, Öffentlichkeitsarbeit und zivil- und strafrechtliche Aktionen gegen die Verursacher. Als gemeinsames Logo hat das Bündnis ein Symbol mit fünf geöffneten Händen gewählt. Die Hände in verschiedenen Farben stehen für das Menschsein, für die individuellen Grund- und Menschenrechte, für das Recht auf ein öffentliches und faires Verfahren vor einem unabhängigen Gericht. Die Interessengemeinschaft hat bereits 65 Mitglieder und arbeitet auf nationaler Ebene mit spezialisieren Anwälten, Sachverständigen und Verbraucherschutzorganisationen zusammen. Interessierte können ab sofort unter folgender Emailadresse Kontakt mit der Plattform aufnehmen: gebag.dabat@hotmail.com



Auslöser Pressekonferenz im Juni 2016 mit rund 100 Teilnehmern
Logo des Bündnisses GeBaG-DaBaT

Insieme contro le ingiustizie causate da banche e tribunali. Fondata in Alto Adige una nuova comunità di interessi.



Chi in Alto Adige ha subito un danno da parte di Istituti di credito o a causa di sentenze errate o sfavorevoli ha ora una propria comunità e una piattaforma cui rivolgersi in caso di bisogno. GeBaG - DaBaT, acronimo di "Danneggiati da Banche e Tribunali", è una comunità di interessi nata per tutti coloro i quali ritengono di essere stati danneggiati da istituzioni finanziarie e dal sistema giudiziario. La piattaforma offre assistenza e consulenza, cura lo scambio di informazioni e le relazioni pubbliche, si attiva con azioni collettive civili e penali contro i responsabili. Quale logo comune, l’Alleanza ha scelto un fiore i cui cinque petali sono mani aperte. Le mani di diversi colori rappresentano l’essere uomini, i diritti fondamentali dell’individuo e il diritto ad un processo pubblico ed equo davanti ad un giudice indipendente. La comunità di interessi conta già 65 membri e collabora a livello nazionale con avvocati e periti tecnici specializzati nonché con organizzazioni dei consumatori. Gli interessati possono rivolgersi alla comunità scrivendo al seguente indirizzo di posta elettronica: gebag.dabat@hotmail.com



Fattore scatenante: Conferenza stampa tenuta il 15/06/2016 con ca’. 100 partecipanti
Logo dell'alleanza DaBaT